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Atri com era angelozziAtri com’era nel 1583

di Claudio Angelozzi

 

152 pagine - formato 16,5x23 cm - Prezzo 12,00 euro

 

PREFAZIONE

Claudio Angelozzi ha una passione per la scrittura come ricerca di senso significativo contro la fuggevolezza del divenire quotidiano. Il tempo storico fissa una durata più profonda delle introspezioni soggettive e per questo ha già dedicato un libro alle sue stesse Storie di vita (Hatria Edizioni, 2018), fondendo la memoria privata con quella pubblica, ricomponendo lo scenario della sua formazione culturale e politica giovanile dalla natia Atri, cui resterà legato per sempre, a Milano dove ha fissato l’incontro con il pensiero e l’impegno sociale dell’epoca, a Roseto città di adozione, di cui è stato Sindaco nella sua maturità degli anni novanta.

La profondità del senso storico deriva alla sua curiosità intellettuale dalla eredità della madre, discendente di una celebre famiglia di grandi organari per tre secoli, documentati da un volume di Giovanni Di Leonardo (Organari Abruzzesi del settecento - Le celesti armonie di Adriano Fedri - Media Edizioni, 2007). Ora il volume Atri com’era nel 1583, esercita la ricerca storica come metodo indiziario, come scoperta, documentazione, interpretazione di segni del passato, per ricostruire uno scenario d’insieme di un’epoca, un territorio, una città, una società, un costume, dove sente che affondano le proprie radici, nell’assillo di fare i conti col passato, senza di cui non può comprendere e vivere il presente, non può progettare il futuro. Il libro è per l’autore un apprendimento del metodo storico con la consultazione rigorosa di documenti, fonti, archivi, biblioteche, inediti, testimonianze. La prima folgorazione alla passione storica per Claudio Angelozzi nasce da un disegno in cui si è imbattuto, che rappresenta l’antica città di Atri nel 1583, pianta che accompagna una relazione descrittiva di Costanzo Probi, dottore in legge di una delle più importanti famiglie di Atri. Un Antonio Probi fu vescovo di Atri che incaricò Andrea De Litio di decorare il presbiterio del Duomo di Atri intorno al 1460, Angelo Probi fu ambasciatore a Venezia di Ferdinando d’Aragona, mentre la descrizione di Costanzo Probi che accompagna il disegno, forse il più antico reperibile, è una preparazione alle “Sacre visite” compiute dall’agostiniano Angelo Rocca con il Priore generale dell’ordine, nel quadro di un viaggio documentale a 127 città del Regno delle due Sicilie tra il 1583 e il 1584. Imbattersi nella pianta di Atri e nella descrizione preparatoria della visita ad Atri il 26 novembre del 1583, significa per Claudio Angelozzi la rivelazione di un mondo inedito del passato del suo paese natio che lo affascina e lo coinvolge, consentendo anche a noi di aprire lo scrigno di spaccati storici originali, controllati in una ricerca documentale scrupolosa, dall’Archivio generale degli agostiniani in Roma, ai testi autorevoli sulla storia atriana, a partire da Hatria-Atri di Luigi Sorricchio.Abbiamo notizie su conventi e chiese di Atri, culti e tradizioni religiose, miti fondativi che fanno di Diomede dopo la guerra di Troia il campione delle origini, descrizioni delle antiche mura e delle porte, dell’agricoltura e delle acque, degli ordini religiosi, dei ruoli militari, politici, professionali, delle feste e delle fiere, della vita quotidiana, dell’economia e degli strati sociali, dei monumenti e delle strutture urbanistiche e dell’ager, dei costumi e della cultura politica e civile dell’epoca.Tra le tante finestre aperte a ulteriori ricerche, dato l’interesse dei temi, si segnala una rivolta delle donne dell’epoca capitanate dalla figlia di Costanzo Probi, lo stesso autore della descrizione di Atri, rivolta soffocata nel sangue con spietati squartamenti di corpi appesi alle porte di Atri, segno di una prassi giudiziaria improntata alla tortura e alla violenza feudale, nonostante gli statuti comunali a difesa di diritti municipali sul modello toscano, fiorentino in particolare, per gli antichi rapporti economici e culturali con Firenze, da cui Atri deriva l’adozione come propria patrona di S. Reparata nel 1352, adottando il culto fiorentino di S. Reparata, antica cattedrale di Firenze su cui è stata eretta Santa Maria del Fiore. Un fenomeno storico che merita approfondimento sul protagonismo femminile al finire del Cinquecento ad Atri città ducale degli Acquaviva, attraversata da contraddizione oppositiva tra forze costitutive della feudalità e della municipalità. 

EZIO SCIARRA

(già Preside della Facoltà di Scienze Sociali,

Università “G.d’Annunzio” di Chieti- Pescara)

 

L'AUTORE

CLAUDIO ANGELOZZI nasce ad Atri, nel rione di Capo d’Atri, nel 1945. Trascorre la giovinezza in paese e consegue il Diploma di Geometra a Pescara. Nel 1969 lavora presso una multinazionale a Milano. Torna ad Atri e, seguendo il suo impegno civile e politico, viene eletto consigliere comunale. CLAUDIO ANGELOZZI nasce ad Atri, nel rione di Capo d’Atri, nel 1945. Trascorre la giovinezza in paese e consegue il Diploma di Geometra a Pescara. Nel 1969 lavora presso una multinazionale a Milano. Torna ad Atri e, seguendo il suo impegno civile e politico, viene eletto consigliere comunale. Nel 1971 si trasferisce a Roseto degli Abruzzi per lavoro e nel 1974 viene eletto consigliere comunale.  Resterà in Consiglio ininterrottamente fino al 1994, ricoprendo gli incarichi di Capogruppo, V. Sindaco e Sindaco nel 1988. È stato anche amministratore dell’ATER di Teramo. Si è dedicato per parecchi anni alla ricerca storica delle opere dei propri antenati Fedri, grandi organari per tre secoli, di cui si era persa la memoria. Ha ispirato il volume di Giovanni Di Leonardo, Organari abruzzesi del ‘700. Le celesti armonie di Adriano Fedri, ed. Media, 2007.

- Dello stesso autore: Storie di vita, Hatria Edizioni, 2017-2018.

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